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Isee 2021, come è possibile abbassarlo?

L’indicatore della situazione economica del nucleo familiare, l’Isee, o Dsu (dichiarazione sostitutiva unica), è indispensabile per accedere alla maggior parte delle agevolazioni pubbliche. Oltre a reddito e pensione di cittadinanza, serve infatti a valutare l’entità o l’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie e della mensa scolastica, o il pagamento rateizzato delle cartelle esattoriali. Non sempre, però, l’Isee rispecchia la situazione reale del nucleo familiare, poiché il patrimonio e i redditi di tutti i componenti della famiglia inclusi nella dichiarazione devono risalire al secondo anno precedente alla presentazione della dichiarazione stessa. Inoltre, possono subentrare modifiche nella composizione del nucleo stesso.

Il modello Isee corrente

Esiste un modo per far sì che la dichiarazione Isee rispecchi la reale situazione reddituale della famiglia, ovvero, attraverso la presentazione del modello Isee corrente, che aggiorna i redditi del nucleo familiare in tempo reale. La validità dell’Isee corrente è pari a 6 mesi, e decorre dal momento della presentazione del modulo sostitutivo della dichiarazione. Se però intervengono variazioni nella situazione lavorativa o nel godimento di eventuali trattamenti, l’Isee corrente deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione. Per presentare questa dichiarazione è necessario che esista già, per lo stesso nucleo familiare, un Isee in corso di validità. Inoltre che, dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario, si verifichi uno scostamento della variazione della situazione reddituale complessiva del nucleo familiare, pari almeno al 25% rispetto alla situazione reddituale calcolata con la prima dichiarazione Isee.

Quando si possono togliere familiari dall’Isee?

Uscire dal nucleo familiare per abbassare l’Isee è invece possibile soltanto se si cambia residenza, oppure nel caso in cui ci si possa avvalere del nucleo familiare ristretto per la presentazione di Isee sociosanitario-disabili, includendo solo i redditi del disabile, del coniuge e dei figli. Il nucleo familiare ai fini Isee però non sempre coincide con la famiglia anagrafica. In alcuni casi, si può far parte dello stesso nucleo familiare anche se si ha una residenza differente, si è separati o divorziati. Ad esempio, il figlio maggiorenne non convivente con i genitori fa parte del nucleo familiare dei genitori esclusivamente quando è di età inferiore a 26 anni, è a loro carico a fini Irpef, non è coniugato e non ha figli.

Si possono togliere redditi e patrimoni dall’Isee precompilato?

Dal 2020 ha debuttato l’Isee precompilato: il contribuente, in pratica, trova la dichiarazione Isee nel sito dell’Inps comprensiva di quasi tutte le informazioni occorrenti, come redditi, patrimonio immobiliare e mobiliare. In caso di errori, è possibile effettuare correzioni, ma in caso di controlli è indispensabile conservare la documentazione che comprova la presenza di inesattezze nelle banche dati e la veridicità di quanto dichiarato. Omettere di dichiarare redditi, beni mobili o immobili, riporta Adnkronos, è invece una pessima idea, non solo per le sanzioni penali, ma anche perché, con l’Isee precompilato quasi tutti i dati della dichiarazione saranno conosciuti dall’Inps ancora prima di presentare il modello.

La metà degli under 35 italiani vive con mamma e papà

Rendersi autonomi e poter finalmente lasciare la casa di mamma e papà sembra essere un’utopia per moltissimi giovani. A dirlo è il Report realizzato dal Consiglio Nazionale del Giovani in collaborazione con Eures sulle condizioni e prospettive occupazionali, retributive e contributive degli under 35 sul lavoro, che rivela che nel nostro paese solo un ragazzo su 3 ha un’occupazione stabile a 5 anni dalla fine degli studi. Nel dettaglio, soltanto poco più di un italiano su tre (37%) può contare su un lavoro fisso, mentre il 26% è un giovane precario con contratto a termine e un quarto degli under 35 (24%) risulta disoccupato. Proprio per questa ragione – la precarietà economica – il 50,3% degli under 35 vive ancora con i propri genitori, mentre circa quattro giovani su dieci (38%) vivono da soli o con il proprio partner.

Il futuro fino alla pensione? Un mistero

L’indagine condotta nel periodo di febbraio-aprile 2021 su un campione nazionale di 960 giovani della fascia 18-35 anni include anche una riflessione sulla riforma delle pensioni e sulle responsabilità attribuite dai giovani allo Stato, il cui ruolo dovrebbe essere centrale nei confronti delle criticità dell’attuale sistema previdenziale. “Nel nostro Paese, la discontinuità lavorativa è arrivata a rappresentare una condizione strutturale del mercato del lavoro e il fenomeno della precarizzazione, destinato ad aumentare alla luce della crisi post pandemica, investe inevitabilmente la qualità della vita con conseguenze significative sulla dimensione retributiva dei nostri giovani, anche a causa di un sistema pensionistico messo a rischio dalle passate generazioni”, ha dichiarato Maria Cristina Pisani, presidente del Cng.

Solo il 6,5% degli under 35 ha figli. E il 33% non li vuole 

Questo scenario – che di fatto priva i giovani di certezze dal punto di vista occupazionale – ha anche pesanti riverberi sulla scelta di farsi una famiglia o meno. Solamente il 6,5% dei giovani tra i 18 e i 35 anni afferma infatti di avere figli (8,8% tra i lavoratori stabili), mentre un terzo (33%) dichiara di non averne e di non volerne neanche negli anni a venire. Mancano, infatti, le condizioni per mettere su famiglia: solamente il 12% degli under 35 è proprietario della casa in cui abita. Uno su 10 (11%) ha provato ad acquistare un appartamento e il 7,8% è riuscito ad ottenere un mutuo, mentre a un terzo dei casi (3% del campione) il mutuo è stato rifiutato. Un’altissima percentuale – il 40% dei giovani – non ha nemmeno provato a richiedere un mutuo, sapendo già in partenza che sarebbe stato rifiutato.

Gli italiani e le pulizie di casa nell’anno del Covid

Quando si tratta di pulire la casa gli italiani hanno le idee chiare. Circa 4 su 10 (41%) dedicano a questa attività in media tre ore a settimana, mentre il 23% ammette di non spendere più di due ore del proprio tempo per “tirare a lucido” la propria dimora. Quasi la metà (46%) dichiara poi di occuparsi personalmente delle pulizie domestiche, mentre il 34% divide il compito con il/la convivente, e il 23% si affida a un professionista. Lo ha scoperto Everli, il marketplace della spesa online, che ha indagato l’approccio degli italiani a una delle attività meno amate seppur indispensabile: le pulizie domestiche.

Si pulisce di più e con maggior frequenza

La pandemia sembra avere influito su queste abitudini, soprattutto rispetto al tempo dedicato alla pulizia: il 43% di chi vive da solo e il 36% di chi vive in coppia nell’ultimo anno ha dedicato molto più tempo a questa attività rispetto a quanto facesse prima dell’emergenza. Il 57% dei single e il 33% delle coppie ora dedica quotidianamente maggiore attenzione a tenere in ordine e non sporcare il luogo in cui risiede.Il giorno preferito per le pulizie di casa? Per il 35% è meglio svolgere questa attività durante la settimana, complice anche la modalità di lavoro in smart working, soprattutto venerdì (12%), così da avere il weekend libero, o lunedì (10%), per godersi una settimana intera di pulito.

Guanti in lattice monouso i prodotti più acquistati

Nel 2020 si è poi registrato un incremento a tripla cifra (+375%) degli acquisti online dei prodotti per l’igiene domestica, in particolare quelli eco-friendly, (+408%). Complice il Covid-19 e le sue fasi più acute, i mesi di aprile, maggio e novembre, sono stati quelli in cui gli italiani hanno fatto approvvigionamento di detersivi e prodotti igienizzanti per liberare le proprie case da ogni forma di batterio. Quanto al contenuto dei carrelli, i guanti in lattice monouso sono stati i prodotti più acquistati, seguiti da additivi igienizzanti e candeggina, rispettivamente in seconda e terza posizione. Nei primi cinque posti si trovano anche i prodotti sgrassanti e i detersivi liquidi per il bucato al sapone di Marsiglia.

Trionfano i “sostituti” naturali dei detersivi classici

Il tema della sostenibilità è sempre più importante anche quando si tratta di igienizzare la propria casa. Tuttavia, esistono ancora alcuni ostacoli che impediscono di fare uso di prodotti green con continuità e costanza. Sebbene infatti il 43% degli intervistati apprezzi brand e prodotti eco-friendly, fatica ancora a sceglierli, soprattutto per via del prezzo (35%), la difficoltà ad abbandonare i prodotti tradizionali (25%) e lo scetticismo verso l’efficacia di questi prodotti (21%). Gli italiani si dimostrano invece più aperti verso gli ingredienti naturali come “sostituti” dei detersivi classici, e tra le soluzioni bio più utilizzate trionfa il bicarbonato di sodio (86%), seguito da aceto (76%) e limone (36%). Chiudono la top 5 il sapone di Marsiglia (29%) e gli oli essenziali (5%).

 

Un anno di Covid, come sono cambiati i consumi in Italia

Tutto è iniziato il 21 febbraio 2020, quanto il purtroppo celebre il “paziente 1” venne ricoverato all’ospedale di Codogno. Da quel giorno, il virus ha iniziato a circolare nel nostro Paese e a distanza di oltre 12 mesi non se ne è ancora andato. Anche se oggi esistono un’infinità di armi in più per contrastare il nemico invisibile, resta il fatto che le nostre esistenze hanno necessariamente subito degli scossoni, costringendoci a cambiare stile di vita e abitudini. Ha fotografato questo strano periodo la ricerca “Eurispes, indagine: un anno di Covid in Italia” che ha analizzato i cambiamenti in atto nel vari settori della società. Condotta su 2.063 cittadini, rappresentativi della popolazione italiana, la ricerca è stata realizzata nel periodo compreso tra novembre 2020 e gennaio 2021. Dalla casa – diventata il centro di tutto – ai consumi, dal rapporto con gli altri e al ruolo del personale medico fino alla portata della Rete, la survey è ricca di spunti interessanti. Vediamone alcuni.

Nuove modalità di consumo

Il 21,9% degli italiani afferma di aver ordinato per la prima volta la spesa a domicilio dopo marzo 2020, ovvero dopo l’esplosione della pandemia da Covid-19. L’abitudine di ordinare la cena o altri pasti a domicilio era già abbastanza diffusa (il 28,6% lo faceva anche prima della pandemia), ma da marzo il 16,8% lo ha fatto per la prima volta. Il 13,1% ha ordinato per la prima volta farmaci a domicilio.

La tecnologia entra in casa

Gli strumenti tecnologici a supporto della comunicazione, già molto diffusi, sono diventati vitali: il 45,2% degli intervistati era già solito comunicare con amici/parenti tramite videochiamata; con la diffusione del virus quasi un terzo lo ha fatto per la prima volta (30,7%).  Il 13,4% degli italiani ha acquistato un abbonamento a piattaforme streaming (il 36,3% già lo aveva). E infine la decisione di acquistare/noleggiare strumenti per fitness domestico ha riguardato una quota non trascurabile del 14% (il 12,2% ne era già in possesso). Eppure, l’e-commerce resta una modalità sconosciuta per tre italiani su dieci, specie fra i cittadini più anziani. D’altra parte, con divese intensità, fare acquisti online sta diventando per molti una consuetudine: il 18,2% del campione fa acquisti online raramente, il 25,9% qualche volta, mentre il 16,3% spesso ed il 10,5% abitualmente. Gli over 64 sono l’unica fascia d’età nella quale prevalgono coloro che non fanno mai acquisti attraverso la Rete (59%).

Abitudini cambiate e non più abbandonate

Oltre un italiano su 4 (25,9%) continua ad ordinare la spesa a domicilio anche dopo la fine del lockdown primaverile, l’8,7% con la stessa frequenza, il 17,2% con minor frequenza. L’ordinazione di farmaci a domicilio continua ad essere utilizzata dal 16,4% degli intervistati (il 10,2% con minor frequenza), mentre il 9,8% ha smesso dopo il lockdown. Il 37,2% degli italiani continua ad ordinare pasti a domicilio, il 14,5% con la stessa frequenza del periodo del lockdown, il 22,7% meno spesso. Il 66,1% continua a videochiamare amici e parenti, il 31,5% con la stessa frequenza, il 34,6% meno spesso rispetto ai mesi della chiusura totale.

Pil italiano, +5,6% nel 2021. Si tornerà a livelli pre-crisi nel 2022

Nel 2021 il Pil italiano tornerà a crescere, ma i livelli pre-Covid si raggiungeranno solo nel 2022. A quanto prevede l’agenzia di rating Moody,s dopo il -9% del 2020 nel 2021 l’economia dell’Italia crescerà del 5,6%. Per quanto riguarda la ripresa economica in Europa l’Agenzia prevede che “sarà lenta, irregolare e fragile”, e nel 2021, dopo la contrazione del 7,7% del 2020, Moody,s prevede che il Pil europeo crescerà al +4,6%. Solo la Lituania, secondo Moody’s, tornerà ai livelli pre-crisi durante l’anno appena iniziato, mentre Italia, Francia e Spagna “impiegheranno almeno fino al 2022” per tornare ai livelli pre-crisi. Per tutti gli altri Paesi l’Agenzia sostiene che i rischi “rimangano elevati e volti al ribasso”, a causa degli “sviluppi incerti della pandemia e le potenziali azioni dei governi”, costretti in molti casi a reintrodurre le restrizioni, che verranno mantenute sicuramente fino ai primi mesi di quest’anno.

Italia e Spagna particolarmente esposte alle restrizioni dei governi

“Italia e Spagna – rileva ancora l’Agenzia – sono particolarmente esposte alle restrizioni interne”, perché hanno economie molto dipendenti dal settore dei servizi. In particolare, continueranno a risentire del minor afflusso di turisti. Sempre secondo Moody’s, è improbabile che la domanda di turismo internazionale torni ad avvicinarsi ai livelli precedenti, “fino a quando un vaccino efficace non sarà largamente in circolazione o non si avrà un trattamento che ridurrà significativamente i decessi”.

Un maggior rischio di credito in caso di nuovi shock all’economia

Inoltre, se Italia, Francia e Spagna registreranno dei tassi di crescita più elevati nel 2021 ciò riflette in gran parte un rimbalzo “meccanico” dopo le notevoli contrazioni dello scorso anno e la loro produzione rimarrà ben al di sotto dei livelli pre-crisi, riporta Agi. L’Italia, insieme a Spagna, Portogallo e Cipro, è tra i Paesi europei considerati dall’agenzia di rating a maggior rischio di credito in caso di nuovi shock all’economia.

“I rischi maggiori per il credito – si legge nel report di Moody’s – sono in Italia, Cipro, Spagna e Portogallo data la loro elevata esposizione economica alla crisi e il loro più limitato spazio fiscale”.

La Bce continuerà a svolgere un ruolo cruciale nel sostenere la fiducia degli investitori

Tuttavia, questi rischi sono mitigati dall’impegno della Banca centrale europea a fare tutto il necessario per fornire sostegno all’economia e aiutarla a superare la crisi innescata dalla pandemia. La Bce, secondo Moody’s, “continuerà a svolgere un ruolo cruciale nel sostenere la fiducia degli investitori e nel mantenere bassi i costi di rifinanziamento”.

Gli italiani e la salute del futuro, più presidiata e digitale

La pandemia ha avuto un impatto notevole sulla percezione del valore della salute da parte degli italiani. Se prima dell’emergenza sanitaria il 66% dichiarava che la salute fosse la cosa più importante nel corso del 2020 questo dato è cresciuto costantemente. E se a settembre a mettere la salute al primo posto era il 72% degli italiani a novembre la percentuale è salita al 78%. Inoltre, a essere cresciuta è anche l’attenzione alla salute in generale, con l’81% degli italiani d’accordo nell’affermare che la prevenzione sia la cura migliore. È quanto emerge dall’indagine Next Generation Health: le priorità degli Italiani per la sanità del futuro, realizzata da Doxa Pharma per Janssen Italia, l’azienda farmaceutica del Gruppo Johnson & Johnson.

Si a prescrizioni e visite digitali

A fronte di una più complicata accessibilità ai servizi sanitari, la quasi totalità degli italiani (92%) ha sperimentato la ricezione delle prescrizioni mediche per via telematica. Allo stesso tempo, più di 6 cittadini su 10 esprimono elevata propensione circa il ricorso in futuro a modi diversi di relazionarsi con i clinici, consapevoli che la visita a distanza comporti diversi vantaggi, tra cui il minor tempo perso in attesa della visita (61%), minori rischi legati alla necessità di uscire di casa (57%) e minori costi per spostamenti e trasporti (54%). Allo stesso modo, il 90% degli italiani ritiene in generale che il canale digitale sia diventato imprescindibile, soprattutto per la diagnostica e per facilitare la relazione medico-paziente, con il 76% favorevole a visite mediche da remoto anche per il futuro, pur in assenza di situazioni complesse come quella che stiamo vivendo

Il Ssn e l’offerta sanitaria

L’emergenza Covid-19 ha però messo in luce anche le criticità del Ssn, facendo emergere la necessità di ripensare l’organizzazione dell’offerta sanitaria nel nostro Paese. I bisogni e le aspettative degli italiani sono un punto di partenza irrinunciabile nel tentativo di disegnare le possibili direttrici di una Sanità più moderna, sostenibile e vicina ai cittadini. Innanzitutto, la certezza da cui ripartire è conferma del valore del modello universalistico del Ssn italiano, molto apprezzato da oltre l’86% dei cittadini. Dalla ricerca emerge poi che l’area che richiederebbe un intervento immediato è la prenotazione e la gestione delle visite, che proprio durante i mesi del lockdown hanno subito un netto rallentamento.

Come migliorare la sanità?

Gli italiani hanno espresso chiaramente gli ambiti su cui intervenire per ridisegnare la sanità del futuro, con il 92% che si dichiara favorevole a presidi territoriali multi-specialistici, in modo da evitare di dover sempre ricorrere all’ospedale, e con il 72% che apprezzerebbe la domiciliazione delle terapie. Rimane comunque forte il ruolo di presidio territoriale delle farmacie, e il conseguente ruolo di consulente svolto dal farmacista. Per quanto riguarda la richiesta di maggiore uniformità dell’offerta sanitaria l’86% degli intervistati ritiene che debba essere uguale per tutti, a prescindere dalla regione di appartenenza.

I segreti della Danish Way per crescere figli felici

Secondo il World Happiness Report i danesi sono uno dei popoli più felici al mondo. Ma qual è il segreto della Danish Way per la felicità? Innanzitutto, no al genitore autoritario, si a giocare con i bambini, anche a costo di rinunciare a qualche impegno. Ma è in cucina che si può carpire uno dei segreti del metodo danese per crescere figli sereni, socievoli e con una buona dose di autostima. Per i danesi infatti cucinare e fare la spesa non sono più faccende riservate agli adulti, ma occasioni per giocare insieme ai figli a scopo educativo.

Le attività quotidiane sono il palcoscenico perfetto per i giochi

Perché allora non approfittare di un’attività quotidiana come cucinare per trasformarla in un’occasione educativa alla “danese”? Ne sono convinte Jessica Joelle Alexander, psicologa e giornalista americana trasferita in Danimarca, autrice di bestseller sul metodo danese, e Camilla Semlov Andersson, esperta della Danish Way. “Con i figli l’autorità non vale, non servono sermoni e ultimatum, gli ingredienti per crescerli sereni e fiduciosi è fare squadra”, spiegano le esperte nel manuale Il metodo danese per giocare con tuo figlio, edito da Newton Compton.

Il gioco non strutturato, libero, è poi lo strumento migliore per rendere i figli adulti più felici ed equilibrati, e le attività quotidiane sono il palcoscenico perfetto per giochi divertenti ed efficaci.

La cucina è il luogo più intimo della casa

Qual è allora e il luogo “intimo” per eccellenza dove nutrire le emozioni dei figli? Non la loro cameretta, né la sala, seduti tutti insieme davanti alla TV, ma la cucina, che riunisce la famiglia in modo attivo e affettuoso. Il percorso educativo danese completo però inizia dal supermercato, dove scegliere insieme ai più piccoli gli ingredienti delle ricette da sperimentare. I più grandi invece possono andare al supermercato da soli e acquistare gli ingredienti delle ricette prescelte. Ai pre-adolescenti, consigliano le autrici, è bene lasciare una sera a settimana affinché cucinino da soli per tutta la famiglia. L’intento è di dare forza al senso di autonomia, facendolo in modo affettuoso, emozionante perché condiviso tutti insieme intorno alla tavola.

Bandire telefoni e tablet da tavola e sala da pranzo

Perché la Danish Way sia efficace la tavola o la sala da pranzo però devono essere phone-free. Più che una zona franca “un luogo sacro”, come la definiscono i danesi, dove telefoni e tablet sono banditi. Inoltre, è importante tenere conto degli impegni e della stanchezza degli adulti: per giocare ci vuole l’attitudine giusta, perché nel gioco anche i genitori devono partecipare, essere presenti e responsabili della comunicazione. Prima di cominciare è bene perciò rispondere ad alcune domande: quale è il mio stato d’animo? E quello di mio figlio? Questo è il momento giusto per noi? Per non sbagliare il segreto è uno solo, quello di mettersi sempre nei panni dei figli.

Il Superbonus al 110% piace agli italiani: 9 milioni di famiglie vogliono utilizzarlo

 

Migliorare l’efficientamento energetico della propria abitazione senza dover pagare un euro: ecco cosa è possibile fare con il Superbonus al 110%, l’agevolazione prevista dal Decreto Rilancio. Nel dettaglio, questa misura consente di portare fino al 110% l’aliquota di detrazione delle spese per alcuni specifici interventi di efficientamento energetico degli immobili o adeguamento sismico effettuati tra 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021. Insomma, un indubbio vantaggio tanto che quasi 1 italiano su 2 pensa di usufruirne, per un totale di 21 milioni di persone e circa 9 milioni di famiglie. A “dare i numeri” è una recente indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale.

Per quali immobili sarà utilizzato

La ricerca ha anche esaminato quali saranno gli ambiti di intervento per cui gli italiani utilizzeranno il Superbonus. Circa il 55%, tra quanti hanno dichiarato di voler usufruire del bonus, lo faranno per il condominio in cui risiedono, mentre il 29,3%, pari a più di 6.250.000 individui, lo utilizzerà per la casa unifamiliare di residenza. Questa percentuale aumenta fino a raggiungere il 32,1% per gli abitanti del Sud e delle isole, mentre c’è anche una quota considerevole, circa 2 milioni di persone, che vorrebbero utilizzare questa opportunità per le seconde case, siano esse un immobile unifamiliare o parte di un condominio.

Le tipologie di intervento
Per poter avere accesso al Superbonus, occorre effettuare una o tutte delle tre tipologie di interventi definiti “trainanti”: i lavori di isolamento termico delle superfici, quelli di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti e quelli antisismici e di riduzione del rischio sismico. I primi due tipi di interventi “trainanti”, destinati cioè alla riqualificazione energetica, danno la possibilità ai singoli proprietari di estendere il bonus 110% anche ad alcuni interventi minori “trainati”, come ad esempio la sostituzione degli infissi, l’installazione di impianti solari fotovoltaici e di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici. Complessivamente, i lavori trainanti e trainati devono far sì che l’edificio migliori di almeno due classi energetiche. Ma quali interventi sono i più scelti dagli italiani? Il 58,2% del campione afferma che vi ricorrerà per l’intervento di isolamento termico (cappotto termico), percentuale che sale fino al 63,4% tra i residenti del Sud e delle isole. Sempre tra chi pensa di utilizzare l’agevolazione, più di 7.300.000 (34,7%) italiani hanno intenzione di sostituire l’impianto di climatizzazione invernale esistente con impianti centralizzati per il riscaldamento, raffreddamento o fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, mentre il 7,1%, vale a dire più di 1,5 milioni di individui, si dedicherà all’implementazione di misure antisismiche

Instagram, l’impatto del Covid su food e travel influencer

Tra stories, foto e dirette su Instagram i settori del travel e del food durante e dopo la pandemia hanno vissuto picchi e crolli vertiginosi. Se i food influencer tra maggio e agosto 2020 hanno visto un’impennata del proprio engagement, con 17,7 milioni di interazioni, +32% rispetto allo stesso periodo del 2019, i travel influencer hanno registrato un andamento completamente inverso, con interazioni ridotte del 15,7%, passando in termini assoluti da 23,5 milioni nel 2019 a poco meno di 20 milioni nel 2020. Lo ha scoperto Influencer Italia Travel & Food, Analisi dell’impatto del COVID19, la ricerca realizzata da Extreme, l’azienda italiana specializzata nella web e social media data intelligence.

Ad agosto 2020 -14% travel influencer e -5,4% food influencer

Extreme ha analizzato l’attività su Instagram di 600 influencer italiani specializzati nel settore travel e nel food, confrontando il periodo compreso tra i mesi di maggio/agosto del 2019 e del 2020. Da una prima comparazione la ricerca evidenzia come il numero degli influencer attivi ad agosto 2019 e 2020 abbia registrato un calo del 14% nel settore travel e solo del 5,4% nel settore food. Pur tenendo conto della normale decrescita fisiologica di soggetti che abbandonano un’attività sempre più affollata e competitiva, la forte contrazione del settore travel racconta una sofferenza generale vissuta dal comparto turistico in questi mesi come conseguenza diretta della pandemia.

Un andamento confermato anche dall’attività dei follower

“Misurando la media dei follower attivi per influencer si nota come il settore food abbia avuto un’interessante crescita nell’anno del Covid – spiega Riccardo Di Marcantonio, ceo di Extreme – se infatti tra maggio e agosto 2019 la crescita media era stata del 3,21%, nello stesso periodo del 2020 ha raggiunto il 5,1%. Se inoltre si considera l’andamento totale dei follower degli account Instagram si rileva come la crescita nel comparto food sia stata pari al 18,8%”.

Insomma, se il food ha svuotato i supermercati non si può dire la stessa cosa per le valigie vuote dei travel influencer, il cui tasso di crescita medio dei follower per influencer nell’anno del Covid19 si è fermato ad 1,76%, contro il 2,38% del 2019.

Ridimensionamento degli hashtag come #ad #adv #sponsoredby #supplied

Per quanto riguarda il numero dei post pubblicati, Extreme segnala una riduzione in entrambi i settori. Tuttavia mentre quella dei food influencer appare più contenuta, con 14.080 post del 2020, contro i 16.114 del 2019 (-12,6%), per i viaggiatori il decremento è stato più significativo, pari al 24% (da 11.600 post a 8.800). Di fatto la pandemia sembra aver decretato un blocco delle attività lavorative dei travel influencer, che hanno avuto più difficoltà a raccontare tramite post, stories e immagini le loro avventure e i loro clienti. Analizzando poi il numero di sponsorizzazioni, emerge come anche i post evidenziati con hashtag quali #ad #adv #sponsoredby #supplied siano stati ridimensionati: -33% sul volume dei contenuti pubblicati e -25% sulla media dei post promozionali per travel influencer.

I vantaggi del 5G per il consumo energetico

Anche la rete di connessione dati può migliorare l’impronta energetica. Uno dei vantaggi nell’adozione del 5G è infatti la consapevolezza di dover impattare meno sul pianeta. Come? Attraverso l’implementazione di meccanismi di efficienza calibrati, tanto che la maggior parte delle antenne sul territorio italiano è stata installata su torri già presenti, senza necessità di innalzarne altre.

Una presa di coscienza che si fonda sulla necessità di considerare come progresso tecnologico non solo uno scenario che permetta di utilizzare meglio e più velocemente internet, ma che si integri sempre più con l’ambiente circostante. Si tratta quindi di un’integrazione che va di pari passo con i livelli di consumo energetico, spesso citati quando si parla di 5G.

Le nuove antenne MIMO

Di fatto, secondo uno studio della NGMN Alliance, ogni passaggio da una generazione di rete mobile a un’altra comporta un guadagno di almeno dieci volte in termini di efficienza energetica. Un passo avanti compiuto dal 5G riguarda l’implementazione di antenne chiamate Massive Multiple-Input Multiple-Output (Massive MIMO), che contrariamente a quelle usate nel 4G, trasmettono il segnale solo nella direzione dello smartphone comunicante.

In questo modo, aumenta in modo significativo la capacità di dati erogata da un’antenna. E utilizzando contemporaneamente più bande, ciascuna è in grado di riutilizzare le frequenze della cella. Inoltre, le antenne MIMO concentrano gli amplificatori di potenza combinando elementi radianti, elettronica analogica e una parte digitale dedicata alle funzioni di gestione del raggio.

Fasce orarie per il traffico di comunicazione

Lo standard permette poi di creare fasce orarie dove il traffico di comunicazione è minimo, al fine di attivare una sorta di modalità di sospensione per una maggiore efficienza energetica. Un primo livello, già attivo per il 4G, prevede lo spegnimento dell’amplificatore di potenza, per una riduzione del 20% del consumo di energia. Ma il 5G sarà in grado di salire al livello 3, con un risparmio energetico di circa il 50%. Conoscere lo stato di tutte le apparecchiature aiuta inoltre a pianificare e gestire le proprie reti in modo molto più efficace. Grazie all’AI il 5G è il primo capace di autodeterminare il proprio funzionamento: una gestione più intelligente consente di ottenere informazioni continue su disponibilità, capacità, prestazioni e stabilità della rete, oltre che consumo di energia.

Il consumo da parte dell’industria Tlc deve diminuire

Ciò è reso possibile da routine avanzate, che sfruttano l’apprendimento automatico, l’automazione e l’analisi predittiva, estrapolando dati di valore dalle operazioni delle antenne, dall’occupazione della banda e dal flusso di connessioni in ingresso. La realtà è che il consumo complessivo di energia da parte dell’industria delle telecomunicazioni deve diminuire. Secondo le statistiche della GSMA il settore è responsabile del consumo tra il 2% e il 3% dell’energia prodotta a livello globale, riporta Ansa. Le telco sono perciò chiamate in causa in maniera diretta, e l’evoluzione al 5G è un’opportunità per assumere un’impronta più sostenibile.