Dieta Mediterranea, dagli USA arriva un riconoscimento

La dieta mediterranea aumenta la longevità e aiuta a prevenire le malattie croniche non trasmissibili. Dagli Stati Uniti è arrivato un ulteriore riconoscimento sui benefici che la dieta mediterranea assicura ai consumatori. Lo rende noto Confagricoltura, sulla base della classifica stilata dalla Us News and World Report, l’autorità a livello mondiale nella consulenza ai consumatori che si avvale dei pareri resi da un gruppo di esperti sanitari indipendenti. Gli esperti hanno esaminato 41 regimi alimentari, fra i quali rientra anche la dieta mediterranea.

Un modello alimentare con valenza nutrizionale, sociale e culturale

Il 16 novembre 2010 la dieta mediterranea è stata riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, poiché rappresenta un vero e proprio modello alimentare salubre, con valenza nutrizionale, sociale e culturale. Ma il valore della dieta mediterranea è entrato in gioco anche nella edizione 2019 del Bloomberg Healthiest Country Index, che analizza 169 economie sulla base dei fattori che contribuiscono alla salute generale dei loro abitanti, e in cui l’Italia si è piazzata al secondo posto.

L’indice Bloomberg giudica le nazioni sulla base di variabili come le aspettative di vita e su fattori di rischio, come fumo e obesità. Inoltre, secondo uno studio dell’università di Navarra (Spagna), “la dieta mediterranea, integrata da olio extravergine di oliva e noci, provoca meno disturbi cardiovascolari di una dieta a bassi contenuti di grassi”, riporta OnuItalia.com.

Confagricoltura: un riconoscimento anche per il Made in Italy

“Questo ennesimo riconoscimento giunto dagli Stati Uniti – dichiara il presidente della Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – conferma l’assoluta mancanza di fondamento delle indicazioni di nocività dei prodotti destinati all’alimentazione basate sul contenuto di grassi, zucchero e sale. Mi riferisco – prosegue Giansanti – ai sistemi di etichettatura cosiddetti a ‘semaforo’ e ‘nutriscore’ in vigore in alcuni Stati membri dell’Unione europea. Senza dimenticare che nei mesi scorsi in seno all’Onu si è discusso, per fortuna senza esito, sul varo di politiche fiscali per dissuadere dal consumo di cibi insalubri, tra quali sarebbero rientrate alcune eccellenze del Made in Italy agroalimentare”.

“I consumatori in tutto il mondo apprezzano sempre di più i nostri prodotti”

“Resta comunque che il fatto che i consumatori in tutto il mondo continuano ad apprezzare in misura crescente i nostri prodotti”, aggiunge il presidente di Confagricoltura. Tanto che alla fine dello scorso anno l’export del settore agroalimentare italiano ha superato i 41 miliardi di euro. Una cifra in crescita rispetto ai livelli del 2017, nonostante il contesto di contrazione della dinamica relativa agli scambi commerciali su scala mondiale, riferisce Askanews.

Milano meta turistica, un business da 8 miliardi l’anno

A Milano il turismo continua a prendere il volo. Smessi i panni di capitale del lavoro e del business Milano riveste quelli di città d’arte e divertimento. In particolare dal 2015, anno di Expo, che ha trainato il settore turistico consacrandola come meta di vacanza. Il tutto si traduce in un giro d’affari che vale otto miliardi di euro all’anno,, generato dalle 11mila imprese del settore, che fra ristornati, alberghi, musei e imprese del divertimento, occupano 120mila addetti, e in quasi dieci anni sono cresciute del 67%.

Traina la ristorazione, con 6mila imprese, +99% in circa dieci anni

Si tratta della stima contenuta in una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Osservatorio Bit, la Borsa internzionale del turismo, che si è svolta al Mico. Centrali nella crescita del turismo sono stati appunto i due anni di Expo: dal 2014 al 2015 gli alberghi e gli alloggi sono cresciuti di 222 imprese, e i ristoranti di 495. Ma il trend positivo continua, e nell’ultimo anno ci sono 118 e 370 unità in più.

Secondo la stessa fonte, a trainare il settore è la ristorazione, con 6mila imprese, +99% in circa dieci anni, seguita dagli alberghi, con 1.572 imprese (+113% nello stesso periodo), e i musei e le biblioteche (76 imprese, +52%).

Milano, Brescia e Bergamo sul podio in Lombardia

Sempre secondo i dati della Camera di commericio e dell’Osservatorio Bit risulta positivo anche il dato relativo delle 498 imprese di divertimento milanesi (+39%), e quello delle attività creative e di intrattenimento, che contano oltre mille imprese, cresciute del 14%, mentre le agenzie di viaggio sono a quota 1.237 (+12%).

Allargando lo sguardo alla Lombardia se le imprese del settore risultano concentrate a Milano se ne contano anche 6mila a Brescia, 4mila a Bergamo, oltre 2mila a Varese, Como, Monza.

Al primo posto la ristorazione, con 25mila operatori, seguita dall’ospitalità. con 7mila tra alberghi e affittacamere, intrattenimento e divertimento, con 5mila operatori che includono attività creative, cultura, biblioteche, musei, discoteche, e agenzie di viaggio e tour operator (quasi 4mila).

In Italia la prima città per numero di imprese è Roma

In Italia, riporta Askanews, la prima città per numero di imprese è Roma, a quota 29mila, di cui 7mila tra alberghi e alloggi, cresciuti del 5% in un anno e del 55% in dieci anni, seguita da Milano con 16mila (+5% e +63%), Napoli, con 14mila (+7% e +51% ), Torino con 10mila, Firenze, Bolzano e Venezia, con oltre 7mila tra hotel e altre strutture ricettive.

Prima per numero di imprese in Italia, è ancora una volta la ristorazione, con 174mila operatori, seconda l’ospitalità, con 75mila tra alberghi e affittacamere, terza intrattenimento e divertimento, con 43mila operatori che includono attività creative, cultura, biblioteche, musei, discoteche. In quarta posizione, agenzie di viaggio e tour operator, che sono invece oltre 22 mila.

Etici, giovanili e disconnessi. La top 10 trend dei consumatori per il 2019

Etici, disconnessi, superesperti e autosufficienti. Ma soprattutto giovanili. Si calcola che nel 2030 gli ultra 65enni in Italia saranno 16,2 milioni, una tipologia di consumatori che ha molto più in comune con i valori e le priorità delle giovani generazioni di quanto si possa pensare. Di fatto, i consumatori più anziani vogliono essere trattati “da giovani”, e il mercato ne deve tenere conto. Secondo l’annuale report Global Consumer della sezione Lifestyle di Euromonitor International l’Age Agnostic è infatti il primo fra i 10 trend del 2019 per i consumatori.

Dagli Age Agnostic ai Conscious Consumer

Si tratta di una tendenza che riguarda soprattutto l’Italia, il secondo paese più longevo al mondo e il primo in Europa. D’altronde siamo anche il paese con il tasso di crescita di vegetariani e vegani più elevato al mondo negli ultimi cinque anni. Quindi se da noi abbondano i senior consumer super attivi non sono da meno i Conscious Consumer (i consumatori consapevoli), la seconda tendenza per il 2019 di cui il mercato deve tener conto, con un maggiore coinvolgimento di grandi aziende in prodotti eticamente adeguati.

Joy Of Missing Out e Finding My JOMO

Al terzo posto della top 10 dei trend internazionali evidenziati dal report Global Consumer c’è la cosiddetta Joy Of Missing Out. Dopo l’ubriacatura da iperconnessione, che negli anni scorsi aveva originato la Fomo, ovvero la paura di restare senza campo, ora la tendenza è quella di riscoprire la libertà di non essere connessi. Un trend considerato il vero nuovo lusso, e che in ambienti come la city di Londra ha fatto scoppiare la dump phone mania (avere un cellulare senza web). E Finding My JOMO, la quarta tendenza battezzata da Euromonitor, riguarda i consumatori che vogliono detecnologizzarsi per proteggere il loro benessere mentale e dando priorità al proprio spazio personale, riporta Ansa.

Dal Back to Basics for Status al Loner Living passando per il tuttologo

Dal ritorno a esigenze base, ossia a una qualità elevata lontana dal materialismo (Back to Basics for Status) all’aumento della confidenza con la tecnologia da remoto e la domotica (Digitally Together) la settima tendenza, l’Everyone’s an Expert, è quella di considerarsi super esperti di tutto (il “tuttologo”). Sempre più persone poi sono in grado di badare a se stesse in ogni campo ed essere autosufficienti senza consultare un professionista (I Can Look After Myself). Ulteriori tendenze, il forte impegno sulla sostenibilità ambientale (I Want a Plastic-free World), la ricerca di gratificazioni immediate (I Want it Now!), e vivere da soli. Sembra infatti che il Loner Living, vivere in solitudine e in modo indipendente, sia non solo sempre più diffuso, ma ormai anche accettato socialmente.

Quali università frequentare per diventare ricchi?

Avere una laurea dovrebbe garantire guadagni più alti rispetto al non averla. Ma non tutti i corsi di laurea, e non tutte le università, danno la medesima garanzia. Scegliere l’università giusta è il primo passo per ottenere poi successo nel mondo del lavoro, specialmente nel lungo termine. Ad esempio, tra la retribuzione media di un neolaureato e quella di un laureato di fascia d’età compresa tra i 45 e i 54 anni c’è un distacco del 70,6%.

Secondo i risultati dall’annuale report realizzato da JobPricing, nei primi anni di carriera, invece, la differenza è di appena il 10,4%. A conferma che per raccogliere i frutti dei sacrifici fatti durante gli anni di studio bisogna attendere diversi anni.

Al primo posto la Bocconi di Milano

Ovviamente, per scegliere l’ateneo giusto bisogna prima di tutto capire quali sono le proprie attitudini e i propri interessi. E se si punta a una professione che assicuri un reddito alto consultare le classifiche degli atenei e delle facoltà che offrono maggiori opportunità di guadagno dopo la laurea potrebbe essere d’aiuto. Una classifica di questo tipo è contenuta nell’University Report 2018 di JobPricing, che indica l’Università Bocconi di Milano come l’ateneo che fin da subito garantisce le migliori opportunità di guadagno. Un laureato alla Bocconi, infatti, ha un retribuzione annua lorda di 35. 500 euro già intorno ai trent’anni.

Nel medio termine è la facoltà di Scienze biologiche a offre le migliori opportunità

Sempre secondo l’University Report 2018 di JobPricing al secondo posto nella classifica delle università più remunerative si trova un altro ateneo milanese, ossia il Politecnico di Milano, mentre più giù troviamo un’università della Capitale, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli, l’ateneo privato di studi socio economici. Anche la facoltà però, riferisce Adnkronos, rappresenta un fattore determinante se si è determinati ad avere successo nel mondo del lavoro. Nel medio termine, infatti, può essere interessante sapere che la facoltà di Scienze biologiche è quella che offre le migliori opportunità per diventare ricchi, seguita da Scienze giuridiche e Scienze fisiche.

La facoltà più remunerativa è Scienze economiche

Eppure, nonostante Economia e Commercio sia solo al 7° posto (Scienze economiche), secondo i dati aggiornati a novembre è proprio questa la facoltà dove si è laureato il top manager italiano Urbano Cairo, proprietario del Torino Calcio, di RCS Media Group e di La7. Insomma, cosa e dove si studia è importante, ma resta determinante l’impegno che si mette nel raggiungere ogni risultato, sia durante il percorso di studi sia nel corso della carriera.

Giovani imprese agricole italiane: meno del 10% sul totale, ma in netta crescita

Ritorno alla campagna per i giovani? Perché no. Anche se rappresentano meno del 10% delle imprese agricole italiane, mostrano performance economiche doppie rispetto alla media, con valori di produzione vicini a 100 mila euro per azienda contro i 45 mila della media del settore. Sono le imprese condotte da giovani fino a 35 anni, mediamente più strutturate (20 ettari contro gli 11 della media nazionale) e diversificate, grazie ad un approccio al mercato più innovativo e tecnologico. E’ quanto emerso nel corso dell’Osservatorio sui giovani agricoltori Nomisma-Edagricole tenutosi ad Eima, l’esposizione internazionale delle macchine per l’agricoltura, occasione in cui è stato realizzato un focus sulle caratteristiche evolutive dei giovani nell’agricoltura italiana.

Imprese giovani e quote rosa

Il focus ha messo in luce la presenza a giugno 2018 di circa 55 mila imprese agricole condotte da giovani con meno di 35 anni. Anche se si tratta di numeri ancora piccoli (circa il 10% delle aziende del comparto), sono numeri però in forte crescita (+14% rispetto a tre anni fa). “Le imprese giovanili italiane sono molto più numerose rispetto alla media europea. E non solo. In Italia, 3 aziende giovani ogni 10 sono condotte da donne contro un 15% di Francia e Germania e un 19% della Spagna”, ha dichiarato Denis Pantini, Responsabile dell’Area Agroalimentare di Nomisma.  Anche sul fronte economico le performance delle aziende agricole del nostro paese condotte da giovani sono tra le top in Europa: il valore medio della produzione (standard output), delle  italiane si attesta a un risultato economico di 98,7 mila euro (65 mila la Spagna e i 55,6 mila a media Ue).

8 italiani su 10 sognano il figlio agricoltore 

Otto italiani su dieci (82,1%) sarebbero contenti se il proprio figlio lavorasse in agricoltura, con la percentuale che sale addirittura all’86,2% se si considerano i soli genitori laureati. E’ quanto emerge da un’analisi Coldiretti/Censis divulgata in occasione della diffusione dei dati Nomisma sui giovani nelle campagne. Oggi, sottolinea la Coldiretti, appena il 5,4% delle mamme e dei papà sarebbe contrario a vedere il figlio in campagna.

Perché tanto interesse per l’agricoltura

La rinnovata attrattività della campagna per i giovani, continua Coldiretti, si riflette nella convinzione comune che l’agricoltura sia diventata un settore capace di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale, peraltro destinate ad aumentare nel tempo. Negli ultimi sette anni, le iscrizioni degli studenti italiani che hanno scelto la facoltà di Agraria sono aumentate del 14,5%, in netta controtendenza nello stesso periodo al calo generale del 6,8% degli universitari

Donne e ragazzi puntano sul franchising

In Italia il franchising è una formula che appare in buona salute e soprattutto in rapida espansione. Lo dicono i numeri. Secondo i dati del Rapporto Assofranchising 2018, nel 2017 i franchisee di età compresa tra i 36 e i 45 anni sono più di 26.000 e rappresentano oltre il 64% del totale, seguiti da imprenditori ancora più giovani, compresi fra i 25 e 35 anni di età, il 24,6% del totale. Un mondo giovane e per i giovani dunque, reso ancora più allettante dalle ragionevoli richieste di investimento per avviare la propria attività che in alcuni casi non superano i 10.000 euro. Ecco perché questa tipologia di affiliazione piace e conquista nuovi spazi.

Il franchising è un mondo femminile

Ma il franchising è anche un settore dove le donne scommettono sempre di più: il franchising al femminile, infatti, vede coinvolte in Italia più di 11.500 imprenditrici. Un numero importante, se si considera che sul totale dei licenziatari le signore incidono per il 35,6%. “In un Paese come l’Italia dove giovani e donne sono spesso sinonimo di precarietà occupazionale – afferma Italo Bussoli, Presidente di Assofranchising – rilevare che in un settore non solo c’è molto spazio, ma anche notevole capacità imprenditoriale, è davvero importante se non addirittura in controtendenza. Da un rapido sguardo ai dati di settore del 2017, si può notare come l’età media di un franchisee sia notevolmente più bassa rispetto all’immaginario che si ha dell’imprenditoria italiana. Questo perché l’affiliazione è un sistema in grado di dare sicurezza: chi non ha mai avuto alcuna esperienza imprenditoriale, può lanciarsi in un settore totalmente nuovo, con la certezza di essere seguito da professionisti affermati, in grado di trasmettere know-how di valore”.

In pole position il settore dell’abbigliamento

Tra i diversi settori in cui operano le imprese in franchising, appare in vistosa crescita il comparto abbigliamento-accessori per bambini con 1.156 punti vendita in franchising. Subito alle spalle segue a ruota il comparto della GDO Food, con 1.139 negozi, e dell’abbigliamento uomo-donna con 924 esercizi. Per gli imprenditori compresi nella fascia d’età 36-45 anni il business trainante sembra esser quello delle agenzie e dei servizi immobiliari, seguito anche in questo caso dalla GDO food e dall’abbigliamento per uomo e donna. Sognatori e giramondo, invece, i giovanissimi baby imprenditori dai 25 ai 35 anni, che scelgono le categorie dei viaggi e del turismo, gli accessori moda e il benessere della persona aprendo palestre, centri estetici e parrucchieri

Tripadvisor è sempre più social

C’è aria di rivoluzione nel portale di recensioni di viaggi, ristoranti, esperienze più famoso al mondo: TripAdvisor si sta infatti preparando per offrire una nuova esperienza da sito e da mobile che sarà pronta a fine anno. Attualmente il suo software è in versione beta, da stabilizzare, ed è in via di evoluzione per diventare una community di viaggi iper-connessa. In sintesi, TripAdvisor sta mettendo in cantiere una decisa virata verso le dinamiche tipiche dei social. L’obiettivo dell’operazione è quella di allargare ulteriormente il già immenso bacino di utenza con nuove esperienze su misura. Oltre ai viaggiatori, l’idea è quella di coinvolgere brand, influencer, editori, amici.

Un flusso di informazioni su misura

I viaggiatori potranno seguire e connettersi con persone o creatori di contenuti che condivideranno informazioni in linea con i loro interessi, a completamento delle oltre 661 milioni di recensioni e opinioni già presenti sul sito. Quando un membro si loggherà al sito o alla app di TripAdvisor, la sua homepage sarà trasformata in un flusso personalizzato di informazioni. Quando si cercherà una particolare destinazione, il feed automaticamente restringerà a quel luogo specifico le informazioni mostrate. Giusto per fare un esempio, i membri che stanno pianificando un viaggio a Parigi potranno vedere un articolo di un critico gastronomico sul migliore ristorante della capitale francese, una guida di viaggio di un influencer sulle cose da fare nella Ville Lumière o le dritte sulla città o su un albergo postate da un amico. Insomma, la community si allarga e diventa sempre più interattiva e tailor made. Così come accade nel mondo dei social, anche su TripAdvisor sarà possibile vivere esperienze personalizzate e su misura.

L’unione fa la forza: brand, influencer, amici per esperienze su misura

“TripAdvisor è pronto a rivoluzionare ancora una volta l’industria dei viaggi creando una community più personalizzata e connessa” ha commentato Stephen Kaufer, CEO & Co-Fondatore di TripAdvisor. Come riporta un recente lancio dell’Ansa, in versione beta sono già più di 500 i social media influencer, i brand consumer, gli editori e i partner di viaggio a essersi uniti al nuovo TripAdvisor. Naturalmente il numero è destinato ad aumentare ulteriormente, poiché ogni giorno se ne aggiungono altri. Oltre ai tanti creatori di contenuti iscritti alla piattaforma, nel progetto rientrano anche il team di esperti di destinazioni di TripAdvisor e i brand del TripAdvisor Media Group, inclusi Smarter Travel, Cruise Critic e TheFork. Tutti contribuiranno all’esperienza sul sito con profili propri.

1° semestre 2018: il saldo tra assunzioni-cessazioni è +891.000

Nel primo semestre dell’anno il saldo tra assunzioni e cessazioni nel settore privato è pari a +891.000, una cifra inferiore a quella del medesimo periodo del 2017 (+963.000). È quanto emerge dall’Osservatorio sul precariato diffuso dall’Inps, che su base annua consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Ad esempio, il saldo annualizzato, ovvero la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, a giugno 2018 risultava positivo e pari a +392.000, in flessione rispetto a quello registrato a maggio (+453.000).

Le assunzioni “private” sono state 3.892.000

Complessivamente le assunzioni, riferite ai soli datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-giugno 2018, sono state 3.892.000, in aumento del 6,9% rispetto allo stesso periodo del 2017, riferisce Adnkronos. In crescita risultano tutte le componenti, contratti a tempo indeterminato +1,7%, contratti a tempo determinato +5,9%, contratti di apprendistato +11,2%, contratti stagionali +2,8%, contratti in somministrazione +16,3% e contratti intermittenti +6,5%.

La variazione tendenziale dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato risulta però ancora negativa (-28.000), seppur in miglioramento, mentre risulta positiva la variazione dello stock di rapporti di somministrazione e di quelli stagionali. Ancora significativamente positivi, seppur in progressiva riduzione, i saldi annualizzati dei rapporti a tempo determinato, di apprendistato e di quelli intermittenti.

Le cessazioni complessivamente sono state 3.001.000

Le cessazioni nel complesso sono state 3.001.000, in aumento rispetto all’anno precedente: +12,0%. A crescere sono le cessazioni di tutte le tipologie di rapporti a termine, soprattutto i contratti intermittenti e in somministrazione, mentre diminuiscono quelle dei rapporti a tempo indeterminato (-4,6%).

La consistenza dei lavoratori impiegati con Contratti di Prestazione Occasionale (CPO), a giugno 2018 si attesta invece intorno alle 20.000 unità. L’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a circa 250 euro. Per quanto invece attiene ai lavoratori pagati con i titoli del Libretto Famiglia (LF), a giugno 2018 sono circa 6.500 lavoratori impiegati, il cui importo medio mensile lordo della remunerazione effettiva risulta pari a circa 310 euro.

Confermato l’aumento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato

Nel primo semestre dell’anno si conferma poi l’aumento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (+84.000), che registrano un forte incremento rispetto al periodo gennaio-giugno 2017 (+58,7%). Se si confronta il primo semestre di ogni anno dal 2014 al 2018, i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato instaurati con incentivazioni risulta che nel 2014 i rapporti incentivati sono stati pari al 28% nel 2015 hanno raggiunto il 59%, e successivamente sono diminuiti, passando dal 45% del 2016 al 29% del 2018.

Nel primo semestre 2018, su un totale di 1.079.000 nuovi rapporti a tempo indeterminato (incluse le assunzioni in apprendistato), i rapporti agevolati risultano pari a 316.000, di cui 59.000 dovuti all’esonero strutturale giovani.

I disabili e i loro familiari non pagano il bollo auto

Anche per il 2018 i disabili sono esonerati dal pagamento del bollo per l’automobile. Chi rientra nelle categorie normate dalla legge 104, ovvero la legge-quadro del 5 febbraio 1992 per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone diversamente abili, ha infatti diritto all’esenzione di questo tributo, la tassa automobilistica (in precedenza denominata anche tassa di circolazione), che i possessori dei veicoli o dei motoveicoli immatricolati nella Repubblica Italiana devono versare annualmente alla Regione di residenza. Per poter richiedere questa agevolazione è però necessario rispettare determinati  requisiti.

Per richiedere l’esenzione si deve possedere il tesserino che certifica la disabilità
Innanzitutto il soggetto interessato deve essere in possesso di un tesserino che viene rilasciato alle persone disabili o invalide anche temporaneamente. L’emissione del tesserino però non ha come conseguenza diretta l’esenzione dal pagamento del bollo, che non spetta a tutti gli invalidi, ma solo a determinate categorie di portatori di handicap. Come ad esempio le persone sorde o non vedenti, i disabili con handicap mentali, o con gravi capacità di deambulazione, e gli invalidi con ridotte capacità motorie.

L’esenzione può essere richiesta anche dai familiari degli invalidi

L’esenzione bollo può essere richiesta anche dai familiari degli invalidi, ma solo nel caso in cui dimostrino di aver a carico il disabile stesso. Inoltre, quest’ultimo non deve superare un reddito annuo pari a  2.840,51 euro. Ovviamente l’agevolazione sul pagamento del bollo riguarda i veicoli utilizzati per favorire la mobilità dei soggetti portatori di handicap, o gli invalidi, a carico del familiare a cui è intestata l’auto. Per quanto riguarda il mezzo, riporta una notizia Adnkronos, rientrano in questa categoria i mezzi con cilindrata fino a 2000 centimetri cubi per quanto riguarda i motori a benzina, e 2800 centimetri cubi per i motori diesel.

La richiesta di esenzione va inoltrata entro tre mesi dalla scadenza del bollo

Per procedere con la domanda di esenzione si deve procedere inoltrando la richiesta all’Agenzia delle Entrate della propria Regione entro 90 giorni dalla scadenza del pagamento del bollo auto.

Per gli anni successivi però non è più necessario presentare nuovamente la domanda, a patto che i presupposti per la richiesta siano rimasti invariati. In caso contrario, ovvero se i requisiti dovessero essere cambiati, o venissero meno o ancora, se si decidesse di vendere l’auto, l’intestatario del veicolo sarebbe obbligato a comunicare i cambiamenti avvenuti all’Agenzia delle Entrate.

 

Migliora il Pil e la pressione fiscale; stallo per i risparmi delle famiglie

Migliora il rapporto Pil-indebitamento, scende – anche se di poco – la pressione fiscale mentre il reddito disponibile delle famiglie segna il passo: sono gli ultimi indicatori rilevati dall’Istat sullo stato di salute dell’economia italiana, riferiti al primo trimestre dell’anno. Se in generale i valori sono positivi e fanno ben sperare per il futuro, uno dei dati più evidenti è che le famiglie hanno tenuto una dinamica positiva dei consumi, a fronte però di un calo del potere d’acquisto. La colpa? Dell’inflazione, che segna una seppur lieve accelerazione.

I dati del primo trimestre 2018

Nel primo trimestre dell’anno l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al 3,5%, inferiore di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2017, dice l’Istat. Il calo “deriva da un incremento delle entrate (+1,3% rispetto al corrispondente trimestre del 2017) ampiamente superiore a quello delle uscite (+0,2%)” spiega l’Istituto nazionale di statistica.

Redditi e risparmi degli italiani

In merito ai conti delle famiglie, l’Istat afferma che “il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto a un ritmo modesto, inferiore a quello dell’ultima parte del 2017; in presenza di una dinamica inflazionistica in lieve accelerazione, si è determinato, per la prima volta da oltre un anno, un calo congiunturale del potere d’acquisto (-0,2% nel primo trimestre)”. Tuttavia, “a fronte di tale calo, le famiglie hanno mantenuto una dinamica positiva dei consumi in volume diminuendo la propensione al risparmio”.

Nel dettaglio, riporta il rapporto pubblicato da Adnkronos, nel primo trimestre del 2018, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato in termini congiunturali dello 0,2%, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,8%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è diminuita di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, scendendo al 7,6%.

La pressione fiscale molla leggermente la presa

La pressione fiscale è stata pari al 38,2%, in riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: è l’ultima rilevazione dell’Istat in merito all’analisi. Nel primo trimestre del 2018 il saldo primario delle amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul Pil dello 0,2% (-0,3% nel primo trimestre del 2017). L’Istituto sottolinea che nel periodo preso in esame, il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche è stato anch’esso negativo, con un’incidenza sul Pil dell’1,2% (-1,6% nel primo trimestre del 2017).