I musei italiani sono diventati social. Ma si può fare di più

Anche i turisti sono diventati digitali, non si scappa. Chi ha dimestichezza con la rete, per programmare un viaggio si affida in gran parte a Internet. Eppure, le attrazioni turistiche – anche se molto, moltissimo è stato fatto – non seguono ancora il passo. Qualche dato: per il 48% dei turisti digitali italiani, i principali strumenti di ispirazione sono recensioni e commenti letti online, a cui si aggiunge un 19% che trae indicazioni da post di altri utenti sui social network, ma in media solo il 4% dell’incasso da biglietteria per i musei italiani proviene dal sito web proprietario e l’1% da altri canali online. Aumenta l’offerta dei supporti digitali messi a disposizione (il 58% delle istituzioni culturali mette a disposizione dei visitatori il wi-fi e il 17% le app) ma in 7 casi su 10 il visitatore non ne è nemmeno a conoscenza. Sono dati emersi dalla terza edizione dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

Come e cosa ricercano i turisti digitali

Per i turisti digitali italiani internet è utilizzato ampiamente per avere idee e spunti sui luoghi da visitare (dal 68% dei turisti) e per cercare informazioni per la vacanza (dall’83%). Per il 48% del campione i principali strumenti di ispirazione sono recensioni e commenti letti online. Non meno rilevanti si confermano però anche i consigli di amici, parenti e conoscenti, che sono la prima fonte di ispirazione non digitale (per il 40%) insieme alla nostalgia per un’esperienza passata che si vuole rivivere (25%) e alle conversazioni casuali (20%). Per quanto riguarda i siti museali, monitorati per il terzo anno consecutivo, l’analisi evidenzia che l’85% dei musei ha un sito web, ma solo il 47% ha un sito relativo alla propria istituzione culturale (negli altri casi si tratta di una presenza all’interno di altri siti web). Passi avanti significativi sono necessari anche sul fronte dell’accessibilità: il 41% dei siti è disponibile solo in lingua italiana e il 48% non è compatibile con i dispositivi mobile. “Rimanendo sui canali proprietari, il 69% dei musei è presente su almeno un canale social media (erano il 57% nel 2018), dove Facebook si conferma il canale più diffuso (67%, in salita rispetto al 54% del 2018), seguito da Instagram (26%, era 23% nel 2018), che è in continua crescita” dichiara Deborah Agostino, direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali. “Anche le newsletter sono uno strumento molto usato per aggiornamento su attività ed eventi (nel 76% dei musei). Per quanto riguarda i canali non proprietari, il 76% dei musei è presente su Tripadvisor (+1% rispetto al 2018). È invece ancora poco diffusa la valorizzazione di altri canali come le online travel agency (OTA) o i tour operator online”.

Prenotazione, acquisto e visita

Nell’attività di prenotazione e acquisto di servizi per attività culturali i canali online sono meno utilizzati rispetto a quelli fisici (52% dei turisti digitali ha acquistato o prenotato su internet contro il 65% che lo ha fatto di persona), in controtendenza rispetto a quanto avviene per altri servizi esperienziali più digitali. Le attività culturali sono inoltre acquistate principalmente in loco (73%) e facendo uso di contanti (66%). Nonostante il 78% dei musei dichiari di avere un sistema di biglietteria (nei musei ad accesso gratuito spesso manca un sistema di biglietteria e di controllo degli accessi), solo il 20% consente l’acquisto online del biglietto stesso. Inoltre, solo l’8% delle istituzioni consente di effettuare l’ingresso senza dover stampare il biglietto su carta. Per quanto riguarda la visita, la presenza di strumenti per l’interazione onsite non è spesso comunicata e valorizzata efficacemente: oltre il 70% degli intervistati non era a conoscenza del supporto digitale presente (che nella maggior parte dei casi non è stato il motivo rilevante di attrazione). I dati mostrano una fotografia che vede il digitale ancora poco presente in loco: il 58% delle istituzioni culturali mette a disposizione dei visitatori il wi-fi e il 36% le audioguide. Queste percentuali salgono quando si focalizza l’analisi sulle sole istituzioni pubbliche: sono presenti il wi-fi nel 69% delle istituzioni e le audioguide nel 40%. Si diffondo anche realtà virtuale (16%), realtà aumentata (12%) e videogiochi (10%) come modalità di ingaggio e interazione con il visitatore.

Trasparenza sui social, arriva una proposta di legge contro i profili fake

Una proposta di legge che tuteli la sicurezza degli utenti e garantisca trasparenza e tracciabilità dei dati. E che punti a monitorare le informazioni nell’ambito dei servizi di social network, a cominciare dal fenomeno dei troll, o falsi profili. A presentarla alla Camera è il deputato di Forza Italia Andrea Ruggieri, primo firmatario del testo di 4 articoli dal titolo Nuove disposizioni in materia di tracciabilità degli account social. Secondo il deputato chiunque è libero di pubblicare quel che vuole su Facebook, Twitter e Instagram a patto però che si sappia a chi appartiene l’account. ”Massima libertà di pubblicare ciò che si vuole sui social – spiega all’AdnKronos Ruggieri – ma altrettanta massima identificabilità di chi pubblica, abbinando i profili a un codice fiscale”.

Contenuti falsi dalla forte influenza

A tal proposito l’esponente forzista cita tre casi, il primo riguarda un filmato da 4 milioni di visualizzazioni in cui un finto funzionario Bce afferma: “dobbiamo prendere alla gola gli italiani e strozzare l’Italia”. Secondo Ruggieri si tratta di “un chiaro esempio di contenuto chiaramente falso, con una sua forte influenza ed effetto fuorviante”. Ma c’è anche il recente video con 5 milioni di visualizzazioni di un ragazzo che si finge un ladro sul letto di un ospedale, e che ferito dichiara “la prossima volta vuol dire che mi porterò anch’io una pistola”.

Inoltre, continua Ruggieri, “di recente sono circolate immagini di due persone che avevano ottenuto il reddito di cittadinanza e sbeffeggiavano i lavoratori che ancora si alzano la mattina per lavorare. Poi si è scoperto che quel video era falso, ma nessuno è riuscito a sapere chi lo aveva messo in giro”.

Una maggiore consapevolezza nell’uso delle tecnologie digitali

“La mia proposta non impedisce a una persona di avere anche 5mila profili, ma devono essere tutti chiaramente riconducibili a qualcuno che risponde di quello che pubblica e che rimane libero di pubblicare ciò che vuole”, precisa Ruggieri.

L’utilizzo assai diffuso dei social network comporta la necessità di una maggiore consapevolezza nell’uso delle tecnologie digitali, divenute oramai principale veicolo di diffusione delle informazioni. “Ciò rende improcrastinabile una regolamentazione o, quantomeno, dei filtri di autenticazione – commenta il deputato – anche perché il dibattito in rete che deriva dalla interconnessione tra più soggetti può in ogni caso generare contenuti giuridicamente rilevanti”.

Chiedere il codice fiscale al momento della registrazione di un account

“Rendere trasparente il sistema delle piattaforme social – assicura il deputato – può avere effetti positivi sia in termini di sicurezza e tutela per i cittadini che in termini di qualità delle informazioni, a garanzia di un uso responsabile della rete internet e del dibattito online”.

Prevedere, quindi, la “tracciabilità dei dati degli utenti dei social network è ormai priorità sia dal punto di vista sociale che normativo”. A tal fine, la pdl obbliga i fornitori di servizi di social network elettronici di richiedere, al momento della registrazione di un account, oltre ai dati anagrafici anche il codice fiscale, e copia una fotostatica in digitale dello stesso.

Banche e Ict, crescono gli investimenti per i canali digitali

Quali saranno le priorità nei programmi d’investimento in tecnologia delle banche italiane nel 2019? Potenziare i canali digitali e i servizi di mobile banking, adeguare le infrastrutture, promuovere iniziative di Data Governance e di gestione e mitigazione del rischio cyber. Secondo la 14a edizione del rapporto sulle tendenze del mercato Ict per il settore bancario di Abi Lab, il centro di ricerca e innovazione promosso da Palazzo Altieri, saranno questi gli interventi di spesa più importanti per gli istituti di credito del nostro Paese per l’anno corrente.

Open Banking, mobile banking, sicurezza le priorità

La ricerca è stata condotta su un campione che rappresenta circa il 75% del settore bancario italiano nei termini di dipendenti. Secondo Abi Lab la spinta all’innovazione del nostro Paese trova conferma anche nelle previsioni di spesa formulate dagli istituti di credito italiani. Non è un caso che per l’88,5% delle realtà analizzate dalla ricerca il budget Ict per il 2019 risulti  in aumento, o stabile, rispetto al 2018. In particolare, sulla scia della direttiva europea Psd2 (Payment services directive 2), ai primi posti delle priorità d’investimento Ict il rapporto segnala le iniziative che riguardano l’Open Banking, seguite dal potenziamento dei canali digitali, con attenzione particolare ai servizi di mobile banking, l’identificazione da remoto del cliente, e il rafforzamento delle componenti di sicurezza.

“Adeguamento delle infrastrutture e forte attenzione a data governance e data quality”

Le banche mantengono considerevole anche l’impegno nei percorsi di modernizzazione dei servizi di core banking e di adeguamento delle infrastrutture. A questi aspetti, secondo quanto riporta lo studio, “si affianca una forte attenzione alla data governance e alla data quality”.

Sul versante della ricerca e dello sviluppo “i progetti considerati prioritari dalle banche riguardano soprattutto il potenziamento dell’intelligenza artificiale – si legge nel rapporto – e l’abilitazione di nuove forme di assistenza e interazione con il cliente”.

Chatbot, robo-advisory, big e open data, gestione dei processi IT e del rischio cyber

Tra le applicazioni, riferisce una notizia Askanews, gli investimenti delle banche spaziano dalle chatbot, i software capaci di conversare con gli utenti, ai robo-advisory, i programmi automatizzati per supportare l’allocazione e la gestione degli investimenti, fino all’assistenza virtuale e ai sistemi evoluti per la personalizzazione delle offerte. A queste seguono i nuovi modelli di governance dei sistemi informativi e di gestione dei processi IT, le iniziative su big data e open data, e la gestione e mitigazione del rischio cyber.

Dieta Mediterranea, dagli USA arriva un riconoscimento

La dieta mediterranea aumenta la longevità e aiuta a prevenire le malattie croniche non trasmissibili. Dagli Stati Uniti è arrivato un ulteriore riconoscimento sui benefici che la dieta mediterranea assicura ai consumatori. Lo rende noto Confagricoltura, sulla base della classifica stilata dalla Us News and World Report, l’autorità a livello mondiale nella consulenza ai consumatori che si avvale dei pareri resi da un gruppo di esperti sanitari indipendenti. Gli esperti hanno esaminato 41 regimi alimentari, fra i quali rientra anche la dieta mediterranea.

Un modello alimentare con valenza nutrizionale, sociale e culturale

Il 16 novembre 2010 la dieta mediterranea è stata riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, poiché rappresenta un vero e proprio modello alimentare salubre, con valenza nutrizionale, sociale e culturale. Ma il valore della dieta mediterranea è entrato in gioco anche nella edizione 2019 del Bloomberg Healthiest Country Index, che analizza 169 economie sulla base dei fattori che contribuiscono alla salute generale dei loro abitanti, e in cui l’Italia si è piazzata al secondo posto.

L’indice Bloomberg giudica le nazioni sulla base di variabili come le aspettative di vita e su fattori di rischio, come fumo e obesità. Inoltre, secondo uno studio dell’università di Navarra (Spagna), “la dieta mediterranea, integrata da olio extravergine di oliva e noci, provoca meno disturbi cardiovascolari di una dieta a bassi contenuti di grassi”, riporta OnuItalia.com.

Confagricoltura: un riconoscimento anche per il Made in Italy

“Questo ennesimo riconoscimento giunto dagli Stati Uniti – dichiara il presidente della Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – conferma l’assoluta mancanza di fondamento delle indicazioni di nocività dei prodotti destinati all’alimentazione basate sul contenuto di grassi, zucchero e sale. Mi riferisco – prosegue Giansanti – ai sistemi di etichettatura cosiddetti a ‘semaforo’ e ‘nutriscore’ in vigore in alcuni Stati membri dell’Unione europea. Senza dimenticare che nei mesi scorsi in seno all’Onu si è discusso, per fortuna senza esito, sul varo di politiche fiscali per dissuadere dal consumo di cibi insalubri, tra quali sarebbero rientrate alcune eccellenze del Made in Italy agroalimentare”.

“I consumatori in tutto il mondo apprezzano sempre di più i nostri prodotti”

“Resta comunque che il fatto che i consumatori in tutto il mondo continuano ad apprezzare in misura crescente i nostri prodotti”, aggiunge il presidente di Confagricoltura. Tanto che alla fine dello scorso anno l’export del settore agroalimentare italiano ha superato i 41 miliardi di euro. Una cifra in crescita rispetto ai livelli del 2017, nonostante il contesto di contrazione della dinamica relativa agli scambi commerciali su scala mondiale, riferisce Askanews.

Milano meta turistica, un business da 8 miliardi l’anno

A Milano il turismo continua a prendere il volo. Smessi i panni di capitale del lavoro e del business Milano riveste quelli di città d’arte e divertimento. In particolare dal 2015, anno di Expo, che ha trainato il settore turistico consacrandola come meta di vacanza. Il tutto si traduce in un giro d’affari che vale otto miliardi di euro all’anno,, generato dalle 11mila imprese del settore, che fra ristornati, alberghi, musei e imprese del divertimento, occupano 120mila addetti, e in quasi dieci anni sono cresciute del 67%.

Traina la ristorazione, con 6mila imprese, +99% in circa dieci anni

Si tratta della stima contenuta in una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Osservatorio Bit, la Borsa internzionale del turismo, che si è svolta al Mico. Centrali nella crescita del turismo sono stati appunto i due anni di Expo: dal 2014 al 2015 gli alberghi e gli alloggi sono cresciuti di 222 imprese, e i ristoranti di 495. Ma il trend positivo continua, e nell’ultimo anno ci sono 118 e 370 unità in più.

Secondo la stessa fonte, a trainare il settore è la ristorazione, con 6mila imprese, +99% in circa dieci anni, seguita dagli alberghi, con 1.572 imprese (+113% nello stesso periodo), e i musei e le biblioteche (76 imprese, +52%).

Milano, Brescia e Bergamo sul podio in Lombardia

Sempre secondo i dati della Camera di commericio e dell’Osservatorio Bit risulta positivo anche il dato relativo delle 498 imprese di divertimento milanesi (+39%), e quello delle attività creative e di intrattenimento, che contano oltre mille imprese, cresciute del 14%, mentre le agenzie di viaggio sono a quota 1.237 (+12%).

Allargando lo sguardo alla Lombardia se le imprese del settore risultano concentrate a Milano se ne contano anche 6mila a Brescia, 4mila a Bergamo, oltre 2mila a Varese, Como, Monza.

Al primo posto la ristorazione, con 25mila operatori, seguita dall’ospitalità. con 7mila tra alberghi e affittacamere, intrattenimento e divertimento, con 5mila operatori che includono attività creative, cultura, biblioteche, musei, discoteche, e agenzie di viaggio e tour operator (quasi 4mila).

In Italia la prima città per numero di imprese è Roma

In Italia, riporta Askanews, la prima città per numero di imprese è Roma, a quota 29mila, di cui 7mila tra alberghi e alloggi, cresciuti del 5% in un anno e del 55% in dieci anni, seguita da Milano con 16mila (+5% e +63%), Napoli, con 14mila (+7% e +51% ), Torino con 10mila, Firenze, Bolzano e Venezia, con oltre 7mila tra hotel e altre strutture ricettive.

Prima per numero di imprese in Italia, è ancora una volta la ristorazione, con 174mila operatori, seconda l’ospitalità, con 75mila tra alberghi e affittacamere, terza intrattenimento e divertimento, con 43mila operatori che includono attività creative, cultura, biblioteche, musei, discoteche. In quarta posizione, agenzie di viaggio e tour operator, che sono invece oltre 22 mila.

Etici, giovanili e disconnessi. La top 10 trend dei consumatori per il 2019

Etici, disconnessi, superesperti e autosufficienti. Ma soprattutto giovanili. Si calcola che nel 2030 gli ultra 65enni in Italia saranno 16,2 milioni, una tipologia di consumatori che ha molto più in comune con i valori e le priorità delle giovani generazioni di quanto si possa pensare. Di fatto, i consumatori più anziani vogliono essere trattati “da giovani”, e il mercato ne deve tenere conto. Secondo l’annuale report Global Consumer della sezione Lifestyle di Euromonitor International l’Age Agnostic è infatti il primo fra i 10 trend del 2019 per i consumatori.

Dagli Age Agnostic ai Conscious Consumer

Si tratta di una tendenza che riguarda soprattutto l’Italia, il secondo paese più longevo al mondo e il primo in Europa. D’altronde siamo anche il paese con il tasso di crescita di vegetariani e vegani più elevato al mondo negli ultimi cinque anni. Quindi se da noi abbondano i senior consumer super attivi non sono da meno i Conscious Consumer (i consumatori consapevoli), la seconda tendenza per il 2019 di cui il mercato deve tener conto, con un maggiore coinvolgimento di grandi aziende in prodotti eticamente adeguati.

Joy Of Missing Out e Finding My JOMO

Al terzo posto della top 10 dei trend internazionali evidenziati dal report Global Consumer c’è la cosiddetta Joy Of Missing Out. Dopo l’ubriacatura da iperconnessione, che negli anni scorsi aveva originato la Fomo, ovvero la paura di restare senza campo, ora la tendenza è quella di riscoprire la libertà di non essere connessi. Un trend considerato il vero nuovo lusso, e che in ambienti come la city di Londra ha fatto scoppiare la dump phone mania (avere un cellulare senza web). E Finding My JOMO, la quarta tendenza battezzata da Euromonitor, riguarda i consumatori che vogliono detecnologizzarsi per proteggere il loro benessere mentale e dando priorità al proprio spazio personale, riporta Ansa.

Dal Back to Basics for Status al Loner Living passando per il tuttologo

Dal ritorno a esigenze base, ossia a una qualità elevata lontana dal materialismo (Back to Basics for Status) all’aumento della confidenza con la tecnologia da remoto e la domotica (Digitally Together) la settima tendenza, l’Everyone’s an Expert, è quella di considerarsi super esperti di tutto (il “tuttologo”). Sempre più persone poi sono in grado di badare a se stesse in ogni campo ed essere autosufficienti senza consultare un professionista (I Can Look After Myself). Ulteriori tendenze, il forte impegno sulla sostenibilità ambientale (I Want a Plastic-free World), la ricerca di gratificazioni immediate (I Want it Now!), e vivere da soli. Sembra infatti che il Loner Living, vivere in solitudine e in modo indipendente, sia non solo sempre più diffuso, ma ormai anche accettato socialmente.

Quali università frequentare per diventare ricchi?

Avere una laurea dovrebbe garantire guadagni più alti rispetto al non averla. Ma non tutti i corsi di laurea, e non tutte le università, danno la medesima garanzia. Scegliere l’università giusta è il primo passo per ottenere poi successo nel mondo del lavoro, specialmente nel lungo termine. Ad esempio, tra la retribuzione media di un neolaureato e quella di un laureato di fascia d’età compresa tra i 45 e i 54 anni c’è un distacco del 70,6%.

Secondo i risultati dall’annuale report realizzato da JobPricing, nei primi anni di carriera, invece, la differenza è di appena il 10,4%. A conferma che per raccogliere i frutti dei sacrifici fatti durante gli anni di studio bisogna attendere diversi anni.

Al primo posto la Bocconi di Milano

Ovviamente, per scegliere l’ateneo giusto bisogna prima di tutto capire quali sono le proprie attitudini e i propri interessi. E se si punta a una professione che assicuri un reddito alto consultare le classifiche degli atenei e delle facoltà che offrono maggiori opportunità di guadagno dopo la laurea potrebbe essere d’aiuto. Una classifica di questo tipo è contenuta nell’University Report 2018 di JobPricing, che indica l’Università Bocconi di Milano come l’ateneo che fin da subito garantisce le migliori opportunità di guadagno. Un laureato alla Bocconi, infatti, ha un retribuzione annua lorda di 35. 500 euro già intorno ai trent’anni.

Nel medio termine è la facoltà di Scienze biologiche a offre le migliori opportunità

Sempre secondo l’University Report 2018 di JobPricing al secondo posto nella classifica delle università più remunerative si trova un altro ateneo milanese, ossia il Politecnico di Milano, mentre più giù troviamo un’università della Capitale, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli, l’ateneo privato di studi socio economici. Anche la facoltà però, riferisce Adnkronos, rappresenta un fattore determinante se si è determinati ad avere successo nel mondo del lavoro. Nel medio termine, infatti, può essere interessante sapere che la facoltà di Scienze biologiche è quella che offre le migliori opportunità per diventare ricchi, seguita da Scienze giuridiche e Scienze fisiche.

La facoltà più remunerativa è Scienze economiche

Eppure, nonostante Economia e Commercio sia solo al 7° posto (Scienze economiche), secondo i dati aggiornati a novembre è proprio questa la facoltà dove si è laureato il top manager italiano Urbano Cairo, proprietario del Torino Calcio, di RCS Media Group e di La7. Insomma, cosa e dove si studia è importante, ma resta determinante l’impegno che si mette nel raggiungere ogni risultato, sia durante il percorso di studi sia nel corso della carriera.

Giovani imprese agricole italiane: meno del 10% sul totale, ma in netta crescita

Ritorno alla campagna per i giovani? Perché no. Anche se rappresentano meno del 10% delle imprese agricole italiane, mostrano performance economiche doppie rispetto alla media, con valori di produzione vicini a 100 mila euro per azienda contro i 45 mila della media del settore. Sono le imprese condotte da giovani fino a 35 anni, mediamente più strutturate (20 ettari contro gli 11 della media nazionale) e diversificate, grazie ad un approccio al mercato più innovativo e tecnologico. E’ quanto emerso nel corso dell’Osservatorio sui giovani agricoltori Nomisma-Edagricole tenutosi ad Eima, l’esposizione internazionale delle macchine per l’agricoltura, occasione in cui è stato realizzato un focus sulle caratteristiche evolutive dei giovani nell’agricoltura italiana.

Imprese giovani e quote rosa

Il focus ha messo in luce la presenza a giugno 2018 di circa 55 mila imprese agricole condotte da giovani con meno di 35 anni. Anche se si tratta di numeri ancora piccoli (circa il 10% delle aziende del comparto), sono numeri però in forte crescita (+14% rispetto a tre anni fa). “Le imprese giovanili italiane sono molto più numerose rispetto alla media europea. E non solo. In Italia, 3 aziende giovani ogni 10 sono condotte da donne contro un 15% di Francia e Germania e un 19% della Spagna”, ha dichiarato Denis Pantini, Responsabile dell’Area Agroalimentare di Nomisma.  Anche sul fronte economico le performance delle aziende agricole del nostro paese condotte da giovani sono tra le top in Europa: il valore medio della produzione (standard output), delle  italiane si attesta a un risultato economico di 98,7 mila euro (65 mila la Spagna e i 55,6 mila a media Ue).

8 italiani su 10 sognano il figlio agricoltore 

Otto italiani su dieci (82,1%) sarebbero contenti se il proprio figlio lavorasse in agricoltura, con la percentuale che sale addirittura all’86,2% se si considerano i soli genitori laureati. E’ quanto emerge da un’analisi Coldiretti/Censis divulgata in occasione della diffusione dei dati Nomisma sui giovani nelle campagne. Oggi, sottolinea la Coldiretti, appena il 5,4% delle mamme e dei papà sarebbe contrario a vedere il figlio in campagna.

Perché tanto interesse per l’agricoltura

La rinnovata attrattività della campagna per i giovani, continua Coldiretti, si riflette nella convinzione comune che l’agricoltura sia diventata un settore capace di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale, peraltro destinate ad aumentare nel tempo. Negli ultimi sette anni, le iscrizioni degli studenti italiani che hanno scelto la facoltà di Agraria sono aumentate del 14,5%, in netta controtendenza nello stesso periodo al calo generale del 6,8% degli universitari

Donne e ragazzi puntano sul franchising

In Italia il franchising è una formula che appare in buona salute e soprattutto in rapida espansione. Lo dicono i numeri. Secondo i dati del Rapporto Assofranchising 2018, nel 2017 i franchisee di età compresa tra i 36 e i 45 anni sono più di 26.000 e rappresentano oltre il 64% del totale, seguiti da imprenditori ancora più giovani, compresi fra i 25 e 35 anni di età, il 24,6% del totale. Un mondo giovane e per i giovani dunque, reso ancora più allettante dalle ragionevoli richieste di investimento per avviare la propria attività che in alcuni casi non superano i 10.000 euro. Ecco perché questa tipologia di affiliazione piace e conquista nuovi spazi.

Il franchising è un mondo femminile

Ma il franchising è anche un settore dove le donne scommettono sempre di più: il franchising al femminile, infatti, vede coinvolte in Italia più di 11.500 imprenditrici. Un numero importante, se si considera che sul totale dei licenziatari le signore incidono per il 35,6%. “In un Paese come l’Italia dove giovani e donne sono spesso sinonimo di precarietà occupazionale – afferma Italo Bussoli, Presidente di Assofranchising – rilevare che in un settore non solo c’è molto spazio, ma anche notevole capacità imprenditoriale, è davvero importante se non addirittura in controtendenza. Da un rapido sguardo ai dati di settore del 2017, si può notare come l’età media di un franchisee sia notevolmente più bassa rispetto all’immaginario che si ha dell’imprenditoria italiana. Questo perché l’affiliazione è un sistema in grado di dare sicurezza: chi non ha mai avuto alcuna esperienza imprenditoriale, può lanciarsi in un settore totalmente nuovo, con la certezza di essere seguito da professionisti affermati, in grado di trasmettere know-how di valore”.

In pole position il settore dell’abbigliamento

Tra i diversi settori in cui operano le imprese in franchising, appare in vistosa crescita il comparto abbigliamento-accessori per bambini con 1.156 punti vendita in franchising. Subito alle spalle segue a ruota il comparto della GDO Food, con 1.139 negozi, e dell’abbigliamento uomo-donna con 924 esercizi. Per gli imprenditori compresi nella fascia d’età 36-45 anni il business trainante sembra esser quello delle agenzie e dei servizi immobiliari, seguito anche in questo caso dalla GDO food e dall’abbigliamento per uomo e donna. Sognatori e giramondo, invece, i giovanissimi baby imprenditori dai 25 ai 35 anni, che scelgono le categorie dei viaggi e del turismo, gli accessori moda e il benessere della persona aprendo palestre, centri estetici e parrucchieri

Tripadvisor è sempre più social

C’è aria di rivoluzione nel portale di recensioni di viaggi, ristoranti, esperienze più famoso al mondo: TripAdvisor si sta infatti preparando per offrire una nuova esperienza da sito e da mobile che sarà pronta a fine anno. Attualmente il suo software è in versione beta, da stabilizzare, ed è in via di evoluzione per diventare una community di viaggi iper-connessa. In sintesi, TripAdvisor sta mettendo in cantiere una decisa virata verso le dinamiche tipiche dei social. L’obiettivo dell’operazione è quella di allargare ulteriormente il già immenso bacino di utenza con nuove esperienze su misura. Oltre ai viaggiatori, l’idea è quella di coinvolgere brand, influencer, editori, amici.

Un flusso di informazioni su misura

I viaggiatori potranno seguire e connettersi con persone o creatori di contenuti che condivideranno informazioni in linea con i loro interessi, a completamento delle oltre 661 milioni di recensioni e opinioni già presenti sul sito. Quando un membro si loggherà al sito o alla app di TripAdvisor, la sua homepage sarà trasformata in un flusso personalizzato di informazioni. Quando si cercherà una particolare destinazione, il feed automaticamente restringerà a quel luogo specifico le informazioni mostrate. Giusto per fare un esempio, i membri che stanno pianificando un viaggio a Parigi potranno vedere un articolo di un critico gastronomico sul migliore ristorante della capitale francese, una guida di viaggio di un influencer sulle cose da fare nella Ville Lumière o le dritte sulla città o su un albergo postate da un amico. Insomma, la community si allarga e diventa sempre più interattiva e tailor made. Così come accade nel mondo dei social, anche su TripAdvisor sarà possibile vivere esperienze personalizzate e su misura.

L’unione fa la forza: brand, influencer, amici per esperienze su misura

“TripAdvisor è pronto a rivoluzionare ancora una volta l’industria dei viaggi creando una community più personalizzata e connessa” ha commentato Stephen Kaufer, CEO & Co-Fondatore di TripAdvisor. Come riporta un recente lancio dell’Ansa, in versione beta sono già più di 500 i social media influencer, i brand consumer, gli editori e i partner di viaggio a essersi uniti al nuovo TripAdvisor. Naturalmente il numero è destinato ad aumentare ulteriormente, poiché ogni giorno se ne aggiungono altri. Oltre ai tanti creatori di contenuti iscritti alla piattaforma, nel progetto rientrano anche il team di esperti di destinazioni di TripAdvisor e i brand del TripAdvisor Media Group, inclusi Smarter Travel, Cruise Critic e TheFork. Tutti contribuiranno all’esperienza sul sito con profili propri.